martedì 6 maggio 2014

Rock talk




A volte non sai bene il motivo del perché certe cose accadono, fatto sta che un giorno seduto con la faccia rivolta sulla mia scrivania mi venne in mente di intervistare Pietro Radassao, senza sapere che solo pochi giorni dopo sarebbe uscita la guida edita da Versante Sud A Sud, dove Pietro è coautore insieme a Graziano Montel. 
Eppure la voglia di approfondire la conoscenza di questo ragazzo era forte anche senza sapere del suo debutto nel mondo “letterario”. 
Conobbi Pietro per caso un giorno a Frosolone, mentre scendevo da uno splendido 7b chiodato proprio da lui, una di quelle vie gioiellino ai lati della falesia che conta, una di quelle linee nascoste ma fantastiche che solo un grande esperto riesce a scorgere dal basso, ad immaginare prima degli altri. Quindi non lo conoscevo e già lo ringraziavo.

Quel giorno era in compagnia del papà, fedele accompagnatore. Aveva con sé solo lo stretto necessario: le scarpette nella mano, un imbraco con già i rinvii attaccati e un sacchetto di magnesite. Lontano da qualsiasi tipo di abbigliamento tecnico, un pantaloncino da calcio basta e avanza, il giovane Pietro aveva un sorriso a 32 denti stampato in faccia, perché era lì a fare quello che ama, in mezzo alla natura, nella sua Colle dell’Orso.
Odia i gradi, pensa che la più grande forza dello scalatore è il compagno, la carica che ci si scambia prima di partire per un tiro, e ama e vive per la natura e per la roccia. Ogni pezzo di roccia che chioda è un frammento del suo cuore impresso sulla roccia. Vive e memorizza ogni splendido, unico momento passato a scalare e chiodare. 
Pietro Radassao è un ragazzo di Campobasso appena diciottenne e frequenta l’ultimo anno al liceo scientifico della città. Ha appena preso la patente e sta cercando di convincere il padre a regalargli la macchina. Un film già visto nelle case di molte famiglie... Solo che Pietro il pomeriggio non lo passa davanti alla play o al muretto sotto casa, scala e chioda come un forsennnato. Il giovane e talentuoso Pietro, lontano dal giro che conta dell’arrampicata molti e molti chilometri, ha già chiuso vie fino all’8b+ e liberato a vista qualche via di grado 8a. E pensare che prima 
di lui la via più dura salita da un molisano era 7c. Complimentoni.

Ciao Pietro, quando hai iniziato ad arrampicare? Soprattutto come ti sei avvicinato a questo sport?


Non ricordo di preciso l’età che avevo la prima volta che ho messo le scarpette ai piedi, forse 6 o 7 anni. Mio padre scala da più di 30 anni ed è stato lui ad insegnarmi l’arrampicata. Tuttavia fino ai 13 anni mi sono dedicato al judo a livello agonistico, e solo sporadicamente all’arrampicata. Di lì a poco ho iniziato ad impegnarmi seriamente nella scalata, che è divenuto il mio unico sport.

Cosa ti piace dell’arrampicata? Cosa ricerchi in questo sport?


In meditazione su Fagian Club, storico 6c di Frosolone
Dell’arrampicata su roccia ciò che più mi attrae è che non importa quale obiettivo raggiungi, c’è sempre un’altra via da salire. Muoversi in verticale è ogni volta un’avventura. 
Pietro su Principe Cacca, Pennadomo
La difficoltà della via non conta: le emozioni sono sempre intense, i movimenti da compiere sono dettati dalla natura e quindi mai scontati o ripetitivi; non esistono mai due prese perfettamente identiche. L’arrampicata è uno sport sempre vario e ti trasmette una libertà infinita. Ecco cosa amo dell’arrampicata. Walter Bonatti definiva l’arrampicata  «un mezzo convenientemente adatto alla propria etica per raggiungere le proprie aspirazioni». 
 Infatti io scalo per nutrire le mie ambizioni, non ricerco nulla di materiale. Non sopporterei di vivere una vita senza alcuna ambizione; che senso avrebbe? Da quel giorno ho deciso di dedicare tutto me stesso alla scalata, e coltivo i miei sogni grazie all’arrampicata.


Avatar | 8b | monte Moneta | Sperlonga

Quale disciplina ti attira maggiormente? Oltretutto sei giovanissimo eppure già hai all’attivo una discreta attività da chiodatore! 


La disciplina che amo è l’arrampicata in falesia, ma non disdegno il boulder e la scalata indoor, nononstante pratichi queste due attività poco e niente. Sì è vero: sono uno dei pochi ragazzi che a 15 anni già prendeva un trapano in mano e si cimentava nella chiodatura di nuovi itinerari mettendo un attimo da parte le scarpette d’arrampicata. Ho chiodato circa una trentina di vie, ne ho richiodata qualcuna e ho aiutato altri amici durante i lavori di manutenzione delle falesie. Mi ha sempre entusiasmato scovare nuove vie: andare alla ricerca di roccia vergine, intuire le linee disegnate dalla natura, lavorare come un mulo per attrezzarle ed infine toccare con mano ciò che prima avevo solo immaginato. La cosa più bella è proprio provare la via appena ultimata: non importa più che sia un quarto o un ottavo, in ogni caso ti divertirai molto; ogni via che ho chiodato è rimasta impressa indelebilmente nella mia memoria e di ognuna ne posseggo un ricordo stupendo.
Ultimo viaggio con Caronte L2 | 8c | Frosolone

18 anni e già hai accumulato tantissima esperienza. Sei coautore, insieme a Graziano Montel, della nuovissima guida di Versante Sud “A Sud”. Parlaci di questa esperienza.


Era da tempo che si sentiva la necessità di una nuova guida che trattasse le falesie molisane, soprattutto per la falesia di Frosolone. Già da un po' pensavo di scrivere una guida, così avevo cominciato ad accumulare il materiale online sul sito dell’Arpiglio, l’associazione di arrampicata fondata da mio padre. Successivamente prendemmo contatti con la casa editrice Versante Sud e un giorno mi avvisarono che era prevista di lì a pochi mesi la ristampa della vecchia guida del Sud Italia di Graziano Montel e mi proposero di unirmi al progetto inserendo del nuovo materiale. Iniziai immediatamente a lavorare per il progetto, raccogliendo ulteriore materiale, compresi storie e racconti di ascese inserite nel libro. Per correttezza ho contattato i primi chiodatori, al fine di ottenere le informazioni più dettagliate: credo che una guida sia ben fatta quando è il frutto di una collaborazione di più menti.

Viaggi di arrampicata ne hai fatti? Qual’è il posto che più ti ha colpito?


Non ho fatto moltissimi viaggi, ho scalato all’estero una sola volta, un’altra volta a San Vito e cinque o sei volte nel nord Italia. Mi sposto prevalentemente in luoghi che distano poche ore di viaggio. Ho visto molti posti entusiasmanti ma in tutta sincerità la falesia che più mi ha colpito e che ritengo sia la più bella che ho visto fino ad ora è Frosolone. Per me la roccia di Colle dell’Orso resta la migliore!

Allora parlaci del tuo rapporto con Frosolone!



Sono cresciuto nei prati di Colle dell’Orso... Ogni estate, appena iniziano le vacanze scolastiche, Colle dell’Orso si trasforma nella mia prima dimora e ogni malumore si allontana dalla mia mente. Diverse volte passo la giornata lì e basta, senza scalare; trovo piacevole isolarmi e meditare, osservare il vento che accarezza l’erba. Su circa 300 tiri non ne ho liberati solo una ventina, ma a parte ciò il mio rapporto con Frosolone è più profondo di quanto io stesso immagini, e mi è difficile spiegarlo chiaramente. Nei suoi spazi mi sento protetto e lì il mio animo si rasserena. Sono in simbiosi con questo luogo.
The Razors Edge | 7b+ | Frosolone

Credi sia una falesia sottovalutata dall’arrampicata che conta?


Piuttosto non adeguatamente 
valorizzata. Le istituzioni locali non comprendono il valore della falesia e non si impegnano per nulla nello sviluppo. Per quanto riguarda l’arrampicata Colle dell’Orso è solo poco pubblicizzata: non girano sul web molti video o articoli sul posto; tuttavia non conosco nessuno che dopo una vacanza a Frosolone se ne sia andato deluso! E’ brutto dirlo ma poiché i gradi sono un po’ stretti molta gente si dilegua ancor prima di provare! Il bello che ha ancora un enorme potenziale ancora inespresso: molti progetti (probabilmente di nono grado) sono ancora da salire, gli innumerevoli nuovi settori completamente da attrezzare e le numerose vie da chiodare sui “vecchi” massi rappresentano attrattive molto forti che potrebbero richiamare un grande numero di scalatori! Un solo accorgimento, scritto anche nella guida: «Il massimo rispetto per l’ambiente. Lasciamo che la bellezza di questo posto resti incontaminata. L’unica traccia del nostro passaggio sarà nella nostra memoria.»
Pace e bene | 7c | Frosolone

Ok Pietro. Ora parlaci dei tuoi progetti, prima “arrampicatori” e poi di studio.


Il mio progetto per il futuro è ovviamente scalare. Mi piacerebbe viaggiare molto una volta diplomato e chiodare nuove vie vicino a casa. Non parteciperò al circuito di Coppa Italia, il mondo delle gare non mi ha mai attirato ma magari il prossimo anno...
Probabilmente proseguirò  gli studi; mi affascina Dietistica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi del Molise. Ho già programmato un lungo viaggio in Spagna il prossimo autunno, per provare una via che mi ha colpito... è un obiettivo molto ambizioso e devo allenarmi molto se voglio realizzarlo. Ce la metterò tutta!

Frattali Cosmici | 8a | Frosolone